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Aspetti Psicologici nella percezione dell' acufene (Tinnitus) ed approccio terapeutico

 

L’intensità con cui si percepisce l’acufene non dipende soltanto da caratteristiche proprie dello stimolo, quali l’intensità o il tipo di suono, ma anche da caratteristiche di personalità del paziente, precedenti al disturbo stesso. L’ansia, la depressione e l’attenzione ossessiva ai cambiamenti del proprio corpo sono i fattori psicologici che giocano un ruolo preminente nel mantenimento dell’acufene.

Alcuni ricercatori francesi (Agnès Job, Corinne Cian, Dominique Esquiviè, Daniel Leifflen, Marion Trousselard, Corinne Charles, 2004, Jean- Bertrand Nottet, 2004), hanno dimostrato che l’ansia e la tensione possono essere considerati dei co-fattori che rendono l’orecchio più vulnerabile agli stressors, quali forti rumori.

Dall’esperienza clinica si evince che le persone più vulnerabili allo stress tendono a sviluppare un alto grado di sofferenza nei confronti dell’acufene.
Inoltre, esiste una sorprendente correlazione tra l’esperienza improvvisa del tinnitus, la conseguente reazione emotiva e quanto ci si senta afflitti. La relazione tra ansia e tinnitus è uno dei fattori chiave che il modello psicologico usa per spiegare perché il tinnitus può essere tollerato da alcuni soggetti o, al contrario, essere considerato una minaccia (Erlandsson, & Hallberg, 2000).

L’acufene spesso comporta una grave sensazione di angoscia. Secondo il punto di vista della medicina comportamentale, un tinnitus severo dà luogo a disagio, ansia o depressione, a causa del fatto che il soggetto è sottoposto ad un prolungato stress, ma allo stesso tempo una cronica tensione può essere considerata un co-fattore importante per l’esordio di questo disturbo.

Il training di rilassamento può migliorare le capacità di gestione dello stress e parallelamente un decremento dei livelli di ansia, depressione e rabbia nei pazienti con acufene cronico.

E’ possibile che un soggetto percepisca l’acufene, ma non sia infastidito da esso poiché considerato un suono che “naturalmente” il proprio corpo produce e che non comporta alcuna conseguenza negativa sul proprio stato di salute o più semplicemente perché facilmente riesce a distrarsi da esso, in altri termini fa parte dello sfondo attentivo.

In altri casi, il soggetto non riesce a tollerare l’acufene, ed esso diviene il pensiero fisso, la preoccupazione costante, il focus della propria attenzione. Ciò provoca un acuirsi della percezione stessa dell’acufene, prescindendo dalla sua reale intensità e compromettendo spesso la qualità di vita del soggetto.

Fra gli effetti extrauditivi dell’’acufene, ossia le conseguenze secondarie all’insorgenza del disturbo vi sono alterazione della qualità e/o quantità del sonno, irritabilità, rabbia, tensione, ansia, umore depresso oltre che difficoltà di concentrazione e memoria.

Un counselling mirato e un programma di intervento personalizzato che preveda l’apprendimento di strategie comportamentali funzionali facilita la scomparsa o la riduzione di tali effetti.

Si ottengono ottimi risultati per quanto riguarda il recupero di un soddisfacente pattern del sonno, la capacità di lettura e di concentrazione, oltre che il ripristino delle abitudini di vita precedenti l’insorgenza dell’acufene. Il graduale recupero di uno stile di vita gradito al soggetto agisce indirettamente anche sulla percezione dell’acufene, infatti riducendosi gli effetti extrauditivi anche la valenza negativa e l’attenzione ossessiva verso l’acufene diminuisce.

La prima consultazione specialistica ha una fondamentale importanza perché può modificare il modo in cui il paziente interpreta emotivamente il sintomo. Spesso infatti, non è il disturbo fisico l’input che induce il soggetto a rivolgersi ad uno specialista, ma la crescente ansia e la paura di incorrere in un crollo mentale. Proprio per questi motivi è necessario assumere una prospettiva psicologica, oltre che medica, quando si prende in cura un soggetto con acufeni.

Spesso l’esordio del tinnitus coincide temporalmente con il presentarsi di un evento traumatico per l’individuo, quali un lutto o una malattia improvvisa. In tali casi può verificarsi uno spostamento dell’attenzione negativa dall’evento traumatico all’acufene, che viene pertanto vissuto con grande preoccupazione e ansia.

Per alcuni soggetti l’ansia potrebbe, almeno in parte, essere una conseguenza dell’acufene, ma è altresì possibile che elevati livelli d’ansia possano esacerbare la percezione del tinnitus.

In entrambi i casi, è importante che l’intervento terapeutico sia strutturato in modo da ridurre le preoccupazioni e le paure del paziente. In tal senso, il counselling TRT associato ad alcune tecniche di appoggio, quali le sedute di decontrazione e l’ascolto passivo, aiutano il paziente a gestire il disturbo e comprendere i meccanismi che possono amplificarne la percezione cosciente.

Soggetti con problematiche nella sfera psicosomatica potrebbero mantenere un costante stato di allerta nei confronti dell’acufene vissuto come segnale di allarme di una possibile malattia.

A volte l’acufene raggiunge un’intensità tale o è così fastidioso per il paziente da indurlo a comportamenti di isolamento e ritiro sociale, facile irritabilità nei confronti degli altri, disinteresse verso l’ambiente esterno, come spesso indicato dai soggetti con depressione. L’attenzione si focalizza sull’acufene ritenuto responsabile del proprio malessere, anche se spesso dal colloquio e dalla raccolta dei dati anamnestici si evincono pregressi stati depressivi. Anche in questi casi un counselling efficace e un programma di recupero delle abitudini di vita risulta indispensabile per mitigare gli effetti negativi dell’acufene.


 
ACUFENI: COSA SONO
L’acufene o tinnitus è, per definizione, una percezione uditiva “fantasma”, cioè la sensazione di rumore nell’orecchio e/o in testa in assenza di una qualunque fonte esterna causato da attività proprie dell’apparato acustico o da alterazioni dei meccanismi di elaborazione sensoriale.
L’acufene può diventare invalidante e spingere il paziente ad assumere comportamenti non funzionali al proprio benessere psichico e, talora, persino pericolosi per la propria integrità. Possono essere percepiti come fischi, sibili, tintinnii, ronzio oppure essere una somma di componenti sonore non ben definite. Inoltre, gli acufeni possono essere continui o intermittenti ad esordio improvviso o graduale.
La durata del disturbo è un elemento che riveste particolare importanza, poiché è ormai universalmente accettato che gli acufeni non hanno alcun significato patologico quando si presentano occasionalmente e con durata inferiore a cinque minuti.


Storicamente il tinnito o acufene può essere classificato in base ad elementi descrittivi (intensità soggettiva, caratteristiche temporali, frequenza, sede, componenti psicologiche), in base all’eziologia (sordità trasmissiva, neurosensoriale, centrale, emodinamica, somatosonora, da rumore ambientale, da causa non organica) e in base alla gravità del fastidio.
Gli acufeni veri e propri sono udibili soltanto dalla persona che li riferisce e si definiscono pertanto soggettivi.
Gli acufeni oggettivi o estrinseci possono invece essere percepiti anche dall’esaminatore e generalmente dipendono da una patologia muscolare, tubarica, articolare, oppure vascolare.

CAUSE
Le ipotesi eziopatogenetiche sugli acufeni soggettivi finora formulate in base a criteri di tipo anatomico si distinguono in:
-ipotesi periferiche.;
-ipotesi centrali.
L’ipotesi periferica prevede che il fenomeno dell’acufene si origini da una disfunzione a carico di una qualsiasi delle parti che compongono il sistema uditivo:
-orecchio esterno (p.e., tappo di cerume);
-orecchio medio (otosclerosi, otiti..);
-orecchio interno (malattia di Meniere, barotraumi, sordità tossiche, alterazioni metaboliche, ipertensione arteriosa, traumi cranici con interessamento labirintico…)
-nervo acustico (neurinoma dell’acustico, malattie organiche del sistema nervoso centrale).
Le ipotesi centrali, invece ritengono che una o più alterazioni della via acustica centrale, dai nuclei cocleari sino alla corteccia, siano responsabili della genesi dell’acufene. In realtà le due ipotesi non si contrappongono, infatti lesioni periferiche possono innescare alterazioni funzionali centrali che a loro volta si auto-mantengono anche dopo la scomparsa del danno periferico.
In realtà il processo di mantenimento dell’acufene è alquanto complesso poiché coinvolge tutto l’apparato uditivo (occorre prendere in esame processi di elaborazione centrale e ancor più fenomeni di plasticità neuronale) ma anche il sistema emotivo e la memoria uditiva.
Per valutare il livello di disturbo o grading dell’acufene non è sufficiente considerare la causa e il momento d’innesco del disturbo, ma occorre considerare anche il grado di attenzione che il soggetto pone nei confronti dell’acufene, i cambiamenti di vita verificatisi a causa della sua insorgenza e le strategie utilizzate per affrontarlo.

Diagnosi
La fase diagnostica costituisce già una prima fase del trattamento terapeutico.
Infatti, per il paziente che soffre di acufene, la possibilità di sottoporsi ad uno screening diagnostico completo e di comprendere con più chiarezza e i meccanismi patogenetici del tinnitus, riduce la reazione di allarme-paura nei confronti dell’acufene, interrompendo o mitigando l’associazione acufene = pericolo.
Frequentemente il paziente al primo incontro manifesta convinzioni catastrofiche e terrifiche sia riguardo l’eziologia (“sto diventando pazzo, ho una grave malattia al cervello”..) sia riguardo la prognosi (“non passerà mai, dovrò convivere per sempre con l’acufene, mi farà impazzire, diventerò sordo”..).
Per tale motivo, assume una valenza terapeutica la restituzione e la spiegazione degli esami eseguiti, nonché, durante la fase di raccolta dei dati anamnestici, dare ascolto al disagio e alle difficoltà che il paziente con acufene incontra nello svolgimento delle attività quotidiane.
I protocolli clinici, utilizzati per la valutazione diagnostica degli acufeni, prevedono diverse fasi: anamnesi, esame fisico, test audiologica e otorinolaringoiatrici, valutazioni specialistiche.
L’anamnesi iniziale è finalizzata a raccogliere informazioni sulla storia clinica del paziente, sulle caratteristiche dell’acufene e sull’impatto nella vita del soggetto.
Particolare attenzione va posta alle strategie efficaci e non, che il paziente attua nel tentativo di ridurre il fastidio e sui fattori che attenuano o peggiorano l’intensità dell’acufene (periodi di stress, raffreddore, particolari posture assunte, particolari condizioni climatiche, masticazione, uso di farmaci..).
L’esame fisico prevede:
  • Otoscopia;
  • Orofaringoscopia;
  • Rinoscopia;
  • Auscultazione della testa e del collo.

La diagnosi audiologica si avvale di esami strumentali di base quali:

  • Esame audiometrico tonale;
  • Esame impedenzometrico e reflessologia stapediale;
  • Test di acufonometria per valutare intensità o loudness e pitch;
  • Ricerca della soglia del fastidio;
  • Otoemissioni acustiche;
  • Potenziali evocati uditivi;
  • Test di inibizione residua di Vernon;
  • Esame vestibolare ed audiometria vocale a seconda dei casi.

Potranno essere indicate alcune indagini specialistiche extra-audiologiche a seconda delle situazioni, quali:

  • Visita cardiologica con eco – colordoppler dei tratti sovraortici
  • Visita neurologica con eventuale TAC o RMN cerebrale;
  • Visita odontoiatrica con eventuale visita gnatologica e stratigrafia dell’apparato temporo-mandibolare;
  • Visita psichiatrica;
  • Indagini immunologiche atte a valutare eventali patologie autoimmunitarie.

Nella pratica clinica, per lo studio degli acufeni vengono, inoltre, utilizzati diversi strumenti che indagano le ricadute sulla qualità di vita.
Ne sono stati messi a punto numerosi tra i quali:

  • Oregon Tinnitus Data Archive (1995): consta di sessantacinque items ed è funzionale all’indagine epidemiologica. Le aree indagate sono: caratteristiche dell’acufene, situazione audiologica, aspetti psicologici, qualità di vita, condizioni sociali.
  • Tinnitus Questionnaire (Hallam, Goebel, Hiller, 2000): consta di cinquantadue items ed è funzionale ad indagini epidemiologiche e cliniche. Le aree indagate sono: stress correlato all’acufene, fastidio indotto dall’acufene, disturbi audiologici, disturbi del sonno.
  • Tinnitus Reaction Questionnaire (Wilson, Henry, Bowen, Harambolous, 1991): consta di ventisei item ed è funzionale alle indagini cliniche. Le aree indagate sono: stress generale, interferenza dell’acufene sulla vita, severità dell’acufene, grado di handicap.
    • Tinnitus Handicap Inventory –THI- (Craig, Jacobson, Spitzer, 1996): consta di venticinque item suddiviso in tre sottoscale:funzionale, emotiva, catastrofica. E’ di facile uso in ambiente clinico e riflette l’impatto dell’acufene nella vita del soggetto.
    • Intervista strutturata di Jastreboff o Emory test utile nella pratica clinica per valutare l’impatto dell’acufene e dell’iperacusia sulla vita del soggetto;può essere utilizzato come strumento di valutazione dell’efficacia della terapia e dell’entità dell’abitudine. Di facile somministrazione, permette di categorizzare i soggetti a seconda della gravità del problema. In base alla categoria di appartenenza lo specialista proporrà un trattamento personalizzato e rispondente alle esigenze del paziente.

Il THI e L’emory test sono gli strumenti di più ampia diffusione e pertanto vengono utilizzati presso il nostro centro per la valutazione del livello di disturbo dell’acufene.


Approcci terapeutici
Gli approcci terapeutici variano secondo le diverse Scuole e i diversi Paesi, ma sono solitamente multidisciplinari.
Fin dall’antichità si sono cercati svariati rimedi per la cura degli acufeni, ma ancora oggi non vi sono terapie farmacologiche elettive capaci cioè di attenuare o abolire gli acufeni in un numero significativo di casi.
La difficoltà nel trattare con successo l’acufene, facendo esclusivo ricorso alla terapia farmacologia, dipende dal fatto che le alterazioni dell’attività neurale responsabili degli acufeni sono piuttosto complesse e coinvolgono interazioni tra multiple modalità sensoriali, sistemi senso-motori, networks neuro cognitivi e processi emozionali. Inoltre diverse patologie possono associarsi agli acufeni: disfunzioni metaboliche, neuroendocrine, vascolari, immunitarie (G.Cannizzaro, 2005).
In alcuni casi il trattamento diretto verso un’eventuale malattia soggiacente comporta una diminuzione o scomparsa dell’acufene.
I farmaci attualmente impiegati nella terapia degli acufeni si possono dividere in:
-farmaci ad azione sul sistema nervoso centrale;
-farmaci attivi in altre sedi.
I principali farmaci ad azione sul SNC sono gli anticonvulsivanti, gli ansiolitici/sedativi, gli antidepressivi, la caroverina, il baclofen.
I farmaci attivi in altre sedi dell’organismo sono i vasodilatatori, lo zinco, il Ginkgo Biloba, i flavonoidi, la vitamine A, C ed E.
Farmaci antidepressivi e ansiolitici possono alleviare la sintomatologia per un breve periodo di tempo laddove è presente una preponderante componente psicologica se associati a un trattamento psicoterapico adeguato.
Le tecniche psicoterapiche e quelle che promuovono il rilassamento (ipnosi, training autogeno, bio-feedback, ecc.) sono state introdotte al fine di migliorare sia le capacità di adattamento al disturbo, sia il controllo dello stato ansioso dei pazienti.
Negli anni ’80 spesso si ricorreva alla stimolazione elettrica trans-timpanica del promontorio, ma tale metodica è stata in seguito notevolmente ridimensionata.  Attraverso essa si riprodurrebbero impulsi nervosi che ridurrebbero i livelli del dolore in generale e degli acufeni in particolare. Tale metodica di stimolazione eserciterebbe un effetto inibitorio sulle afferenze uditive acufenogene a livello del tronco encefalico (Antonio R. De Caria e coll., 2004).
Con poche eccezioni, la terapia chirurgica per l’eliminazione del tinnitus è stata ormai abbandonata da tutte le Scuole.
Attualmente le terapie maggiormente utilizzate sono:

  • Terapia cognitiva (trattamento psicologico e/o psichiatrico);
  • Terapia comportamentale (richiede applicazioni continuate nel tempo);
  • Tecniche di rilassamento mentale (attraverso suggestione o meditazione, fisica attraverso stretching, yoga, breathing);
  • Biofeedback, ipnoterapia;
  • Agopuntura;
  • Terapia strumentale (arricchimento dei rumori di fondo, dispositivi di mascheramento, protesi acustiche, ecc.);
  • Stimolazione elettrica;
  • Terapia farmacologia;
  • Tinnitus Retraining Therapy (trattamento di rieducazione all’acufene),.

Iperacusia
L’iperacusia si riferisce a un abbassamento del livello di tolleranza nei confronti di tutti i suoni, può essere associato ad acufeni e ipoacusia. E’ un sintomo invalidante che può provocare gravi ripercussioni sulla vita del soggetto, quali ritiro sociale, depressione, evitamento delle fonti sonore quotidiane attraverso l’adozione di uno stile di vita isolato.
Pertanto è importante valutarne la presenza e intervenire in modo adeguato.
In fase diagnostica si ricerca la soglia del fastidio attraverso l’esame dell’LDL.
Durante la valutazione clinica, è utile utilizzare L’Emory test, un’intervista strutturata che distingue i soggetti con iperacusia, acufeni e possibile ipoacusia dai soggetti con gli stessi sintomi ed esacerbazione del fastidio e degli acufeni durante l’esposizione a rumore. Tale distinzione è utile per individuare un trattamento individualizzato in base ai sintomi presentati e alla loro gravità.
La Tinnitus Retraining Therapy propone nei casi di iperacusia un counselling approfondito sugli effetti del silenzio e sui suoni innocui in modo da correggere convinzioni erronee e conseguenti comportamenti  scorretti quali l’evitamento dei suoni o il ritiro sociale.
Attraverso un processo di desensibilizzazione graduale si aiuta il paziente a recuperare uno stile di vita soddisfacente e a superare in un primo momento il problema dell’iperacusia, quindi gli acufeni.
Anche la scelta e la modalità d’uso degli strumenti (generatori/protesi) deve avvenire dopo attenta valutazione della gravità del disturbo per il soggetto.

Disturbi associati all’acufene (effetti extrauditivi)
Per effetti extrauditivi si intendono tutte quelle difficoltà e disturbi in cui il soggetto può incorrere in seguito alla comparsa dell’acufene. Pertanto si considerano effetti secondari dell’acufene e rivestono una grande importanza nel meccanismo di mantenimento dell’acufene, poiché amplificano l’avversione che il soggetto matura nei confronti dell’acufene e pertanto mantengono lo stato di all’erta e di attenzione negativa nei confronti del tinnitus.
Possono essere considerati come un indice del .grado di fastidio (grading) e dell’impatto sulla vita del soggetto.
In fase diagnostica è fondamentale prestare attenzione alla presenza di tali disturbi poiché parte del trattamento si rivolge alla scomparsa di tali effetti affinché il soggetto possa recuperare una qualità di vita soddisfacente.
In particolare quando si parla di effetti extrauditivi dell’acufene ci si riferisce a:

  • Difficoltà cognitive: mancanza di concentrazione e attenzione, difficoltà mestiche.
  • Disturbi della sfera emotiva: facile irritabilità, tendenza alla depressione, rabbia, ansia generalizzata e tensione.
  • Difficoltà nello svolgimento di alcune attività quotidiane.
  • Disturbi del sonno.

Quest’ultimo è considerato il problema che affligge maggiormente le persone affette da acufene.
Un’elevata percentuale di pazienti riferisce infatti che l’acufene interferisce spesso sul sonno (43,4%), mentre per il 28% il disturbo è occasionale (D. Cuda, 2003). Essenzialmente il disturbo è riconducibile a difficoltà ad addormentarsi, mentre per il 23,6% il problema consiste nella continuità del riposo notturno, i rimanenti casi riferiscono di un sonno non ristoratore. Spesso per risolvere le difficoltà nella fase di addormentamento i soggetti fanno un elevato ricorso agli psicofarmaci.
Robert L. Folmer e Susan E. Griest (2000) ritengono che la correlazione tra disturbi del sonno e gravità del tinnitus aumenta col passare del tempo.
La correlazione non è però tra il reale grado di intensità o il tipo di suono percepito ed i disturbi del sonno, ma tra questi ultimi e la percezione soggettiva del tinnitus.
Molti soggetti riferiscono di aver cambiato abitudini, comportamenti e stili di vita a causa dell’acufene.
In termini generali, queste variazioni sottendono meccanismi di evitamento (evitamento di locali affollati e rumorosi o di attività che richiedano concentrazione). Nei casi più gravi il disturbo è tale da comportare interruzione dell’attività lavorativa o  variazioni di mansione.

 

Tinnitus Retraining Therapy (T.R.T.)
La Tinnitus Retraining Therapy, proposta dal neurofisiologo Pawell Jastreboff dell’Università di Atlanta negli anni ottanta, costituisce uno dei modelli terapeutici più diffusi e con risultati positivi nel 77-80% dei casi. 
Lo scopo principale della TRT è ampliare i tempi di non coscienza dell’acufene, ampliare cioè i periodi in cui il soggetto non sente l’acufene, e ripristinare una soddisfacente qualità di vita, recuperando quelle abitudini (lettura, stile di vita, relazioni sociali, sonno…) che spesso la comparsa dell’acufene inficia.
Secondo Jastreboff, l’acufene è un suono prodotto dal nostro corpo e deriva dalla percezione di una attività elettrica anormale all’interno delle vie uditive. Tale suono  interno viene selezionato dalle aree uditive superiori che possono valutarlo come segnale d’allarme innescando una serie di reazioni negative e risposte neurovegetative responsabili della dimensione invalidante dell’acufene.
La reazione di allarme non sempre si verifica: infatti tanti soggetti pur percependo l’acufene non soffrono di acufene, ossia non si è innescato quel meccanismo di attenzione negativa che amplifica la percezione dell’acufene stesso e attiva, conseguentemente, una serie di effetti negativi sulla vita del soggetto (effetti extrauditivi).
La differenza principale fra chi sente l’acufene e chi ne soffre sta nelle modalità di  coinvolgimento di strutture legate all’apprendimento, alla memoria e all’emozione.
Quando il soggetto percepisce in modo cosciente l’acufene per la prima volta strutture quali l’ippocampo e l’amigdala confrontano il nuovo suono percepito con i modelli (pattern) già presenti e se il confronto non è preoccupante allora il livello di allarme generale non si innalza e il cervello “cataloga” l’esperienza acufene come accettabile. E’ questo il caso di chi percepisce l’acufene, ma ritiene che sia un suono naturale del corpo e/o non disturbante.
Nel caso in cui invece, il confronto con pattern già esistenti è negativo o incerto allora si attiva un secondo circuito fra amigdala, ippocampo e corteccia prefrontale che accresce la preoccupazione e fissa l’attenzione sul nuovo suono finché scatta un allarme e l’area centrale dell’amigdala attiva ipotalamo, tronco encefalico e sistema libico: il soggetto è in apprensione per l’acufene, “Cosa sarà? E’ pericoloso per la mia salute? Potrò mai liberarmene?”.
Nell’attesa di trovare soluzioni, l’attenzione selettiva nei confronti di questo suono interno ritenuto pericoloso e fortemente disturbante, aumenta, amplificando a sua volta le reazioni negative. Si è così innescato un circuito negativo che si autoalimenta e difficilmente, in tali condizioni, il soggetto riesce a distogliere l’attenzione da questo suono disturbante.
Lo stress, le convinzioni, le esperienze pregresse sostengono il mantenersi di queste reazioni negative e incidono nel determinare il grado di disabilità causato da un acufene.
Anche le caratteristiche personali dell’individuo e le sue capacità di fronteggiare uno stress, in questo caso la comparsa dell’acufene, giocano un ruolo importante nel mantenimento del tinnitus, così come la scelta di strategie inefficaci per contrastare la percezione dell’acufene, quali la ricerca del silenzio, atteggiamenti combattivi o al contrario di rassegnazione, quali  “non lo voglio sentire, devo riuscire a non sentirlo”, “non c’è nulla da fare, non passerà mai”…sono pensieri che convogliano ancor più l’attenzione sull’acufene!
La Tinnitus Retraining Therapy ha l’obiettivo di decondizionare il soggetto con acufeni interrompendo i circuiti negativi attivati responsabili della persistenza dell’acufene stesso.
La TRT si propone di agire a livello delle connessioni neuronali coinvolte nella processazione del segnale-acufene. Grazie a processi di plasticità neuronale, è possibile modificare la forza di tali connessioni neurali favorendo la  diminuzione della capacità di detezione dell’acufene e la trasmissione del segnale ai centri emozionali del cervello.
Questo processo implica cambiamenti morfologici e metabolici a livello delle sinapsi che collegano questi neuroni e ciò può avvenire in un periodo di tempo di circa uno o due anni. Il miglioramento non avviene con graduale diminuzione dell’intensità dell’acufene, ma con un prolungamento degli intervalli di non coscienza degli acufeni.
Gli strumenti di cui si avvale la TRT sono il counselling direttivo TRT e la terapia del suono.
Il counselling e la terapia del suono (scelta degli strumenti da utilizzare) sono personalizzati in base al tipo di disturbo e alla dimensione invalidante. In fase diagnostica i soggetti vengono infatti categorizzati in base alle caratteristiche dell’acufene e dell’iperacusia e ipoacusia, se presenti, e al grado di disabilità conseguente, in modo da individuare il percorso terapeutico idoneo.
In particolare, Jastreboff ha individuato 5 categorie diagnostiche, di seguito brevemente descritte:
categoria 0 caratterizzata dalla presenza di acufene non invalidante con lieve impatto sulla vita del soggetto.;
categoria 1 con acufene invalidante e significativo impatto sulla vita del soggetto;
categoria 2 con compresenza di acufene disturbante e perdita uditiva significativa (sintomo principale) anche monoaurale;
categoria 3 con compresenza di acufene e iperacusia (sintomo principale), gravi ripercussioni sulla vita del soggetto. Non vi è esacerbazione dell’iperacusia dopo esposizione a fonti rumorose;
categoria 4 con compresenza di acufene e iperacusia (sintomo principale), gravi ripercussioni sulla vita del soggetto. Presente esacerbazione del sintomo dopo esposizione a fonti rumorose.
Il counselling TRT, dopo una fase  iniziale di ascolto e definizione del problema e la compilazione dell’intervista strutturata di Jastreboff, fornisce chiare e dettagliate informazioni sul modello neurofisiologico di Jastreboff creando connessioni dirette fra il modello e l’esperienza vissuta dal soggetto. L’uso di metafore e aneddoti è utile per facilitare la comprensione e l’acquisizione del modello teorico. E’ importante che il soggetto comprenda il modello per potere poi decidere se accettare la proposta di cambiamento e definire gli obiettivi.
Si può procedere così con il programma personalizzato e la scelta di soluzioni.
In sintesi, il counselling agisce sul piano cognitivo al fine di aiutare il paziente a riconoscere e modificare le idee disfunzionali e catastrofiche relative all’acufene e adottare un’ottica più adattiva e funzionale; agisce anche sul piano emotivo attraverso l’uso di tecniche di rilassamento muscolare, ristrutturazione cognitiva e riduzione dell’ansia e infine agisce sul piano comportamentale attraverso la scelta di strumenti che riducono il disagio e consentano il ripristino graduale delle abitudini perse o modificate a causa dell’acufene.
Per quanto riguarda la terapia del suono è possibile avvalersi di diversi dispositivi quali generatori di rumore bianco, apparecchi acustici, generatori di suono per il riposo notturno e da posizionare sotto il cuscino, fonti sonore ambientali. La scelta dello strumento avviene in base alle caratteristiche e alla gravità dei sintomi manifestati dal soggetto.

 

 
 
 
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